Zagor, le leggende non si rottamano, si venerano
Nessuno ha mai osato avanzare l’idea di rottamarlo. Perché le leggende, non si rottamano, si venerano. E Gallieno Ferri, genovese, classe 1929, è indubbiamente una leggenda del fumetto italiano. Nel 1960 incontra l’editore Sergio Bonelli (1932-2011) figlio del creatore di Tex Giovanni Luigi (1908-2001) e insieme danno vita a Zagor che arriva in edicola l’anno successivo (testi di Bonelli, che si firma Guido Nolitta per distinguersi dal padre, disegni suoi).
5 AGO 20

Zagor, considerato un inviato del Grande Spirito dagli indiani dell’immaginaria foresta di Darkwood (sarebbe l’abbreviazione di Za-Gor-Te-Nay, in un dialetto indiano inventato “Lo Spirito con la Scure”), nel Nordamerica del primo Ottocento combatte fuorilegge e pellirosse bellicosi ma anche stregoni, alieni, vampiri e scienziati pazzi, in avventure con un felice mix di generi che fa presa sui ragazzi di più generazioni (Zagor, alla fin fine, è un supereroe). Grazie ai testi di Nolitta-Bonelli, ma anche agli spettacolari disegni di Ferri, capace di passare dal registro drammatico a quello comico (famose le gag di Cico, l’amico messicano di Zagor, sempre in cerca di cibo) con grande naturalezza. E anche per le copertine, sempre molto efficaci e d’impatto (famosa quella di “Angoscia!” prima parte di una storia dove Zagor affronta un vampiro con le sembianze di Christopher Lee).
I personaggi della Sergio Bonelli Editore in genere assomigliano agli sceneggiatori che li hanno creati. Giovanni Luigi Bonelli, ad esempio, girava armato e si divertiva a sparare alle lattine vuote di birra su un motoscafo nel lago di Como, si sentiva come Tex. Sergio Bonelli si è sempre identificato più in Mister No (da lui creato nel 1975, però il numero 1 è disegnato da Ferri, autore anche di molte copertine), un veterano della seconda guerra mondiale che negli anni Cinquanta fa da guida turistica in Amazzonia (vive a Manaus, dove l’Italia giocherà la prima partita del mondiale brasiliano) come lui amante delle donne e del jazz. Zagor, invece, è l’alter ego del suo creatore grafico. E non solo perché se si vedono le sue foto da giovane la somiglianza fra personaggio e autore è evidente. Ma perché Ferri è atletico come Zagor, da sempre pratica windsurf, va sul kayak e fa rafting nelle acque dei fiumi liguri .
Da cinquantatre anni, Ferri disegna Zagor: un record nel fumetto seriale mondiale. Certo, non ha più la pazzesca produttività degli anni d’oro quando lui e un ottimo artigiano come Franco Donatelli (1925-1995) erano praticamente gli unici disegnatori della serie, ma ogni anno esce almeno una sua storia (l’anno scorso uno speciale di grande formato di oltre duecento tavole) e ancora adesso realizza tutte le copertine della serie e degli albi speciali. Tanti ragazzi di età diverse sono cresciuti con le storie Ferri. Come il rocker Graziano Romani, classe 1959, che nel 2009 ha dedicato un concept album a Zagor (copertina ovviamente di Ferri) e, più recentemente, ha scritto il libro “L’arte di Ferri”. O come Moreno Burattini, classe 1962, sceneggiatore e curatore della serie, che da vent’anni lavora con il suo idolo d’infanzia. O come Marco e Stefano Grasso, suppergiù coetanei di Renzi, che hanno appena fatto uscire un album fotografico con immagini del Ferri “privato” e che mai e poi mai si sognerebbero di “rottamarlo”. E infatti tutti questi ragazzi succitati saranno assieme a Ferri il prossimo 15 marzo a Cartoomics, la fiera del fumetto di Milano, per festeggiare in leggero anticipo (la data corretta è il 21) in una conferenza celebrativa i suoi ottantacinque anni. All’anagrafe, perché in realtà è eterno come il suo Zagor.
I personaggi della Sergio Bonelli Editore in genere assomigliano agli sceneggiatori che li hanno creati. Giovanni Luigi Bonelli, ad esempio, girava armato e si divertiva a sparare alle lattine vuote di birra su un motoscafo nel lago di Como, si sentiva come Tex. Sergio Bonelli si è sempre identificato più in Mister No (da lui creato nel 1975, però il numero 1 è disegnato da Ferri, autore anche di molte copertine), un veterano della seconda guerra mondiale che negli anni Cinquanta fa da guida turistica in Amazzonia (vive a Manaus, dove l’Italia giocherà la prima partita del mondiale brasiliano) come lui amante delle donne e del jazz. Zagor, invece, è l’alter ego del suo creatore grafico. E non solo perché se si vedono le sue foto da giovane la somiglianza fra personaggio e autore è evidente. Ma perché Ferri è atletico come Zagor, da sempre pratica windsurf, va sul kayak e fa rafting nelle acque dei fiumi liguri .
Da cinquantatre anni, Ferri disegna Zagor: un record nel fumetto seriale mondiale. Certo, non ha più la pazzesca produttività degli anni d’oro quando lui e un ottimo artigiano come Franco Donatelli (1925-1995) erano praticamente gli unici disegnatori della serie, ma ogni anno esce almeno una sua storia (l’anno scorso uno speciale di grande formato di oltre duecento tavole) e ancora adesso realizza tutte le copertine della serie e degli albi speciali. Tanti ragazzi di età diverse sono cresciuti con le storie Ferri. Come il rocker Graziano Romani, classe 1959, che nel 2009 ha dedicato un concept album a Zagor (copertina ovviamente di Ferri) e, più recentemente, ha scritto il libro “L’arte di Ferri”. O come Moreno Burattini, classe 1962, sceneggiatore e curatore della serie, che da vent’anni lavora con il suo idolo d’infanzia. O come Marco e Stefano Grasso, suppergiù coetanei di Renzi, che hanno appena fatto uscire un album fotografico con immagini del Ferri “privato” e che mai e poi mai si sognerebbero di “rottamarlo”. E infatti tutti questi ragazzi succitati saranno assieme a Ferri il prossimo 15 marzo a Cartoomics, la fiera del fumetto di Milano, per festeggiare in leggero anticipo (la data corretta è il 21) in una conferenza celebrativa i suoi ottantacinque anni. All’anagrafe, perché in realtà è eterno come il suo Zagor.